Tre Artisti Lunigianesi
  Piola, Agnetti, D'Andrea

Percorsi d'ARTE

 

Serata Culturale

Serata Culturale

Vorrei che provaste a guardare questi nostri artisti, e queste opre, non con gli occhi quotidiani con cui scrutate il mondo, cercando nelle loro opere la realtà, la realtà non c'è neppure nella fotografia, la fotografia non è reale ma metafora del mondo che ha fotografato. Dovete usare i giusti occhiali per leggere questi quadri.
La pittura non ha mai preteso, né voluto essere fotocopia del reale, mai, neppure durante il Rinascimento, quando con l'artificio della prospettiva dava forme verosimili a situazioni ricostruite e non reali. I quadri del Rinascimento erano prospettive di idee, non copie del mondo. Quindi, se Piola dipinge un uccello enorme nel cielo di Virgoletta è per mostrare col suo gigantismo la grandiosità del volo in libertà, o se Agnetti dipinge Fausto Coppi enorme su una bici piccola non è per dare proporzioni sbagliate, ma per dire "Il campione è più importante del mezzo". Come nel medioevo i personaggi più importanti erano disegnati più grandi di quelli meno importanti, così non si rappresenta nei quadri il reale, ma il verosimile, e si inseriscono in essi livelli simbolici. Questo perché l'arte è frutto dell'artista che legge il mondo e lo rende nei quadri coi propri strumenti tecnici, ovvero, mette in forma il mondo.
La tecnica, ecco ciò che distingue un bravo artista da uno cattivo, non i soggetti che ritrae, ma la tecnica che usa e la capacità che ha di far scomparire il puro tecnicismo sotto la passione e la forza della propria arte, sotto il personale volere artistico, è questo che distingue un artigiano che produce oggetti da un artista; il volere artistico che supera la tecnica.
Piola, Agnetti, e di Elisabetta D'Andrea, sono tre artisti che hanno appreso a fondo delle tecniche e le piegano al loro volere artistico.
Piola è un ottimo acquerellista, e se la cava anche con la pittura ad olio, ma egli eccelle nel disegno e nella colorazione ad acquarello, e non dovete guardare i suoi disegni come delle immagini di documentazione storica precise e scientifiche, esso sono opere d'arte colme d'affetto per la propria terra.
Agnetti ha appreso e sfruttato sino al limite i colori ad olio, sperimentando tecniche e superfici per esprimere, quasi in tutte le opere della sua carriera, una profonda tristezza, sia che si trattasse dei paesaggi lombardi che di quelli lunigianesi.
D'Andrea è una pittrice che sperimenta in continuazione, dal decupage all'acrilico, dalla pittura ad olio alla grafica digitale, per creare immagini tra il surreale e il simbolico, volte a esprimere un profondo desiderio estetico, per ridisegnare il mondo con colori nuovi.
Dove si collocano questi artisti nel panorama contemporaneo?
L'arte della seconda metà del novecento si è caratterizzata per un distacco fortissimo tra pubblico e vertici artistici: minimalismo, neo dadaismo, post avanguardie, land art, arte concettuale, body art, citazionismo, perfino l'arte povera torinese non è riuscita a restare vicina alla gente, l'arte è diventata tautologica, cioè lavora per se stessa, tutti i nomi di generi artistici che ho detto prima sono forme d'arte, apprezzabili, io amo molto l'arte concettuale, ma non è l'arte che la gente ama, perché la gente ama ciò che capisce e ciò che capisce è ciò che è da sempre abituata a vedere, ovvero, pittura figurativa e scultura, con qualche concessione ultimamente per le forme astratte, ma se belle ed estetiche.
I nostri artisti non si collocano in precise linee di corrente novecentesca; Piola, Agnetti e ora D'Andrea, hanno sempre lavorato per il proprio piacere artistico personale ma usando i mezzi artistici che tutti possono comprendere. E sono migliaia gli artisti italiani di cui non si parla nei libri di scuola, definiti con l'appellativo di "artisti locali" ma che hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nell'arte contemporanea, un humus vasto, variopinto e ricchissimo. Kossuth, artista concettuale e padre del termine "postmoderno", presentò qualche anno fa alla Biennale di Venezia un'installazione fatta di pareti e pareti di nomi, erano tutti i nomi dei partecipanti alla Biennale, dalle origini ad allora, ebbene, tutti sconosciuti, escluso qualche nome celebre. Molti sono artisti, ma pochi emergono, questo è il destino dell'Arte, ma a tutti quelli che sanno dimostrarsi artisti non è negato l'onore di questo titolo.
Abbiamo qui tre artisti, due hanno delle carriere alle spalle e una è agli esordi dell'arte, persone come loro hanno fatto la storia dell'arte contemporanea, quell'arte talmente diffusa sul territorio che, se solo si tentasse uno studio per l'Italia, sarebbe vastissimo e faticosissimo, eppure qualcuno ci sta provando. Sono loro, e migliaia di altri colleghi, che hanno continuato a parlare il linguaggio dell'arte che la gente può capire, sono loro che in paese sono identificati con l'appellativo di "il pittore" o di "l'artista", alla pari del "dottore", del "fornaio", sono un ruolo sociale che non è mai venuto meno, sono la storia dell'arte italiana del novecento.
Iniziamo presentando l'ospite:
Elisabetta d'Andrea nasce a Carrara nel 1952, e si diploma nel 1970 al Liceo Artistico di Carrara, ora vive e lavora a Ortonovo. La sua attività è l'arredatrice d'interni. Tutta la sua opera è tesa al bello, al raffinato, sentimento questo che si poggia su una salda ricerca dei mezzi tecnici che permettano di trasformare la sua idea di bello in un oggetto estetico, generalmente in un quadro. Ma il suo obiettivo non è il bello fine a se stesso, Elisabetta ha fatto il passo che porta dall'artigiano all'artista, crea piani simbolici nelle sue opere, da significati, stimola e alle volte provoca riflessioni dirette. Il bello e l'estetico sono la sua cifra stilistica di oggi, ma essa è in continua evoluzione e crescita, Elisabetta possiede una fresca e vivace voglia di sperimentare e ricercare, provare nuove tecniche e nuovi materiali.
La sua carriera è recente, dopo alcune mostre collettive in provincia di Parma tra il 1999 e il 2001 realizza le sue prime due personali ad Altopascio e Pontremoli nel 2002. Dal 2003 sue opere sono in permanenza presso la filiale di Sarzana della Cassa di Risparmio di Lucca e presso la fondazione "Arte e Scultura" di Carrara.
Antonio Piola lo conoscete bene tutti, è l'artista che maggiormente dipinge le lodi di Virgoletta e della Lunigiana, Tonino nasce nel 1926 a Virgoletta e frequenta il Liceo Classico a Pistoia, dove inizia a dipingere, prosegue gli studi d'artista a Genova alla scuola d'arte INALI, a Milano, dove si trasferisce, entra a far parte del gruppo artistico "Rosetum". Opera per anni come artista presso la Certosa di Garignola. Voi pensate che sia facile ritrarre i nostri borghi, ma la loro forma irregolare, le salite e le discese repentine e ripide, gli archi, i contrafforti, i muri storti, metterebbero in crisi chiunque, eppure Tonino si dedica con passione a ritrarre tutto il bello delle nostre borgate, egli è un pittore d'istinto. Oggi ci presenta una meravigliosa galleria tematica relativa al fiume Bagnone e ai paesi e scorci che da Iera a Villafranca vi si alternano, egli è il narratore per immagini della nostra terra.
Piero Agnetti ha il merito di aver portato il nome di Virgoletta sui principali volumi d'arte europei. Piero, nasce qui, al trittico di via Calzolari 55 nel 1939. Proprio nel Bagnone, argomento di questa serata, ha il primo incontro con l'arte, da bambino modella la "teragira", l'argilla del torrente, in un gioco che presto diverrà lavoro. La sua nascita da scultore e manipolatore si rispecchia nelle sue opere cariche di colori materici e forti, impastati sulla superficie della tela.
Trasferito a Brescia nel 1952 inizia a partecipare alla vita artistica Bresciana nel gruppo "La Tavolozza" e poi nell'Associazione Artisti Bresciani, non elenco ora le estemporanee e le mostre a cui ha partecipato, merita però sapere che Piero vince il suo primo premio artistico a soli 14 anni a Collebeato, il paese in cui la famiglia si è trasferita, dipingendo un grande Crocifisso.
Il periodo d'oro di Agnetti è quello degli anni Settanta, il suo modo di dipingere aggressivo e espressivo, in particolare nei tetri paesaggi che evocano sia il freddo degli inverni lombardi che i colori della valle del Bagnone, piacciono molto al mondo dell'arte assalito dalle opere dei concettuali.
La prima mostra personale è nel 1970 alle Terme di Boario a Brescia, e di li in poi esporrà a Mantova, Milano, Torino, Firenze, Prato, Roma Fiuggi e Parigi.
Tra i moltissimi premi vinti ne ricordiamo solo alcuni: il Primo premio Colori d'inverno a Viareggio, Primo Premio Moretto a Brescia, Primo premio Primavera Lomabarda a Milano, il secondo premio al Gran Premio di Toscana, Primo Premio figurativo Moderno a Cannes, Medaglia al Premio Dante Alighieri e inserimento di sue opere al museo delle Nazioni Unite a Roma. Primo Premio "Città di Strasburgo" e moltissimi altri. Per la Madonna della Neve di Virgoletta realizza due grandi pale. Stasera Piero ci presenta quadri che rappresentano il suo rapporto tra la Lomabardia e la Lunigiana, si passa dai fossi irrigui lombardi innevati, dritti e regolari, all'informità del Bagnone colmo di bagnanti, dalle donne di Virgoletta che chiacchierano, ai paesaggi lunigianesi più ampi.

di Simone E Agnetti

Discorso pronunciato il 13 agosto 2003 alla "Serata Culturale" nel borgo di Virgoletta in Lunigiana (Massa Carrara, Toscana).

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