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Traccia del passaggio di Albrecht Dürer nell'affresco del Cimitero di San Latino a Brescia

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cristianità a Brescia ha un luogo di nascita ben preciso, quanto poco conosciuto e valorizzato. Si trova al di sotto della chiesa santuario di Sant'Angela Merici, in via Francesco Crispi.
Fuori dalle mura romane vi era infatti, sulla via per Cremona, il cimitero poi ribattezzato "di San Latino". Vi seppellirono dopo il martirio i santi Faustino e Giovita, poi patroni della città, e i primi cristiani perseguitati, i primissimi vescovi e santi bresciani (da Sant Anatalone a San Felice…). Per accedere a ciò che resta del cimitero si deve scendere una scala laterale alla chiesa, tra resti di materiale cimiteriale (anche accatastati nel cortile) ed epigrafi di varie epoche. Il primo impatto è di trovarsi in una sala conferenze di recente ristrutturazione, o in un salone intonacato negli anni '80. Solo muovendosi dentro la prima aula tripartita, coincidente con le tre navate della sovrastante chiesa, l'occhio vigile riesce a leggere i segni di quello che era un cimitero, prima pagano e poi cristiano. In maniera piuttosto mimetica l'ambiente è costellato di testimonianze antiche: una fossa da sepoltura coperta con lastra in vetro, il Pozzo dei Martiri (con le ossa ancora visibili sul fondo), bassorilievi di divinità romane cristianizzate, lapidi ed epigrafi intere o frammentarie, uno splendido bassorilievo policromo di San Latino del 1464, realizzato nel retro di una lapide romana come elemento dell'arca del santo.
Se ci spostiamo nella seconda sala, superando in direzione est una sorta di deambulatorio, ci troviamo sotto il sovrastante presbiterio. Qui possiamo ammirare un interessante affresco cinquecentesco. Siamo nella stanza dove sono collocati due grossi sarcofagi romani e un terzo minore sarcofago in pietra, contenente reliquie di santi. Alzando lo sguardo si ammirano, entro lunette dipinte, affreschi con santi di un gusto vicino al Moretto, forse a lui ascrivibili. Quelli sulla parete est della sala rappresentano San Faustino e San Giovita. Ci troviamo infatti nel luogo dove sorse, sulle loro tombe, la prima chiesa dedicata al martirio dei patroni: San Faustino ad Sanguinem.
Ma, tornando all'affresco centrale, dentro una piccola abside, la prima cosa che colpisce è l'iconografia inconsueta e bizzarra. Il Cristo, con i segni della passione, è seduto con le gambe incrociate verso sinistra, i gomiti appoggiati su una gamba, le mani strette in preghiera e la testa rivolta in modo innaturale verso destra, come se fosse spezzata e ricollocata, o non appartenesse a quel corpo. Dietro il Cristo, un angelo sorregge un lenzuolo rosso e lo porge a Gesù come se lo stesse coprendo con un salviettone, o con un accappatoio, dopo un bagno termale.
E' quindi la rappresentazione di un Cristo post mortem, seduto su una lastra di pietra nel sepolcro, o appena fuori, prima di manifestarsi come il Risorto.
Vista l'iconografia particolarissima, con la postura sgraziata del corpo di Cristo e la testa snodata, non è difficile rintracciarne l'origine.
Prima di tutto esiste una tela identica (angelo escluso) denominata "L'Uomo dei dolori" di Pier Maria Bagnadore, della fine del '500. Il Bagnadore è l'architetto autore della chiesa sovrastante, nella quale ha anche dipinto il grande affresco del Cristo morto, in fondo alla navata destra, proprio sopra la cappella dove riposano le spoglie, incorrotte dal 1540, di Sant'Angela Merici.
Un altro identico dipinto è di un anonimo del XVI secolo, collocato nella sacrestia della chiesa di San Giovanni, certamente realizzato sulla base di un medesimo cartone preparatorio.
Ebbene, possiamo rintracciare in tutte queste opere una matrice comune, inequivocabile, nell'opera di Albrecht Dürer "La Grande Passione" (Die Grosse Passion) incisa tra il 1496 e il 1510. La diffusione delle xilografie del Dürer fu abbondante in terra bresciana. Stampe, fogli singoli e ristampe, databili a tutto il '500, venivano passate di bottega in bottega suscitando influenze facilmente riscontrabili. Noi bresciani ritroviamo le stesse "teste snodate" anche nel Romanino della chiesa di Santa Maria della Neve a Pisogne.
Tornando al nostro affresco in San Latino, la fonte è certamente il frontespizio dell'opera del Dürer, datato 1510, con il Cristo nella posa inconsueta e disarticolata. Il nostro è da taluni attribuito a Gerolamo Rossi (1547-1614 c.), allievo del Moretto e autore di un dipinto presente nel presbiterio della chiesa superiore (vicino alla pala del Tintoretto), ma non si può escludere, viste le premesse, che sia opera dello stesso Pier Maria Bagnadore, o di altri artisti della medesima cerchia, operanti nel cantiere del rifacimento di quella che, all'epoca, era la chiesa dedicata a Sant'Afra.
Quello del Dürer, sul frontespizio de "La Grande Passione", è chiamato "Cristo e un guerriero" per via del personaggio che lo fronteggia, sulla sinistra, al posto del nostro angelo. Quindi, fatta eccezione per questo personaggio sostituito, anche nei dettagli possiamo confermare l'origine ispiratrice: sopra la corona di spine si legge ancora una raggiera di luce divisa in tre parti triangolari; la pietra su cui siede è la medesima; sotto la pietra il Dürer rappresentò uno scopino di saggina e una frusta che ritroviamo qui, seppur scomposti e appoggiati in diversa posizione.
L'opera è quindi una grande testimonianza dell'influenza di Albrecht Dürer nel '500 bresciano, oltre che una pregevole testimonianza del nostro Rinascimento, perfettamente calzante con il contesto cimiteriale.
Nel complesso, il luogo riveste un'importanza notevolmente sottovalutata. Ciò che resta del Cimitero di San Latino e la sovrastante chiesa di Sant'Angela Merici, è infatti un luogo cardine della cristianità bresciana, legato contemporaneamente ai nostri tre patroni (Sant'Angela è patrona secondaria di Brescia dal 2010), seppur distanti per epoca e opere. Si aggiunga che fu il luogo della Scuola dell'Inquisizione, visitato nel 1221 da San Domenico.
Si auspica quindi una maggior attenzione, da parte della cittadinanza e di chi si occupa di turismo, per un luogo sacro di altissimo valore storico. A maggior ragione se si considera che è giunto fino a noi in modo fortunoso: chiesa e cripta, in gran parte ricostruite dopo il bombardamento del 2 marzo 1945, sono scampate alla speculazione edilizia del dopoguerra che le voleva demolite e riconvertite in edilizia condominiale, grazie all'impegno della congregazione Figlie di Sant Angela Merici e delle Orsoline.
Aperta al culto tutti i giorni con Messa la mattina alle 8:30 e la domenica alle 16:00, la chiesa superiore ospita nei giorni festivi anche il rito cattolico greco bizantino. Vi è annesso un museo appartenente all'associazione Centro Studi Mericiano, aperto su richiesta, che espone materiale riguardante Sant'Angela Merici ed ha l'obiettivo di far conoscere la sua vita e le sue opere nel mondo.

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