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Lorenzo Lotto, l’adorazione dei pastori dei Musei Civici di Brescia

Lotto a Palazzo Cini 5 Settembre 2014
Simone Agnetti

Si entra in casa del Conte Cini, finalmente, dopo tanti anni di chiusura per restauro. L’ingresso del palazzo si trova dopo l'Accademia e poco prima del Peggy Guggenheim, tra i vicoli di Dorsoduro a Venezia. La collezione del nobile Vittorio Cini (1885 -1977) è mozzafiato: pittori ferraresi e toscani (Botticelli, Angelico, Lippi, Pontormo, Dossi, Tura,…), avori gotici, piatti in rame smaltati, porcellane, tappeti, mobili rinascimentali. Il museo mantiene il fascino della dimora di una appassionato collezionista nel miglior stile di casa-museo. In mezzo alla Sala dei Polittici un grande lenzuolo bianco copre "L'ospite a Palazzo". Emozione e attesa sono palpabili tra i presenti; ad accompagnarlo da Brescia sono l'Assessore alla Cultura e Vice-Sindaco Laura Castelletti, il Presidente di Fondazione Brescia Musei Massimo Minini, il Direttore della Fondazione Brescia Musei Luigi Di Corato, la Direttrice dei Civici Musei di Brescia Elena Lucchesi Ragni e lo Storico dell’Arte Paolo Bolpagni. Ad attenderlo a Venezia il Presidente della Fondazione Cini Giovanni Bazoli e il Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Luca Massimo Barbero. Chi è l'ospite atteso nel salone del Palazzo? Si tratta di uno dei pezzi più belli della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia: L'adorazione dei pastori (1530) di Lorenzo Lotto. Minini sottolinea la dualità dell'evento: due città, Brescia e Venezia, due conti collezionisti, il Tosio e il Cini, due Fondazioni che fanno rivivere le loro raccolte e poi due committenti dipinti nell’opera con alle spalle due angeli. In attesa dello svelamento ufficiale Barbero fa sognare il pubblico raccontando l’opera: l’atmosfera domestica e rurale, Maria inginocchiata dentro la cesta dove giace il Bambino, le luci e le ombre del notturno, l’inquieta e indecifrabile luminescenza che trapela dietro la porta e la finestra, lo sguardo oltre la tela e verso l’infinito di uno dei due angeli. Poi si sofferma sul mistero dei due pastori che porgono l’agnello al Bambino, due barbuti giovani e belli, umili nell’abito da lavoro, che svelano nei piccoli dettagli il loro ceto benestante e il loro ruolo di committenti. Infine un piccolo dettaglio, nascosta tra gli intrecci della culla, non visibile se non con estrema attenzione, la data 1530 e la firma autografa di Lorenzo Lotto. (Simone Agnetti).

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